“LA VOCE DELLE RADICI” di Nicola Cozzio, Curcu & Genovese (collana “narrativa”), Trento 2006, ppgg. 111 Euro 10,00
Avevo acquistato questo romanzo una sera d’ottobre durante la sua presentazione a Casapound, in un incontro culturale che verteva sul rapporto tra uomo e montagna, sul tema dell’ascesa e sull’alpinismo concepito come autentica arte marziale d’Occidente.
La chiave narrativa del volume è il racconto per sommi capi, in forma di parallelismo, della vita e dei ricordi di gioventù dell’autore e di un albero che lo stesso scrittore taglierà poi per farne una scultura lignea. Nicola Cozzio è infatti uomo di montagna, scalatore e scultore, che dalla natura tra continuamente, con profondo rispetto e riconoscenza, fonte d’ispirazione e materia di lavoro.
Attraverso una semplice ma al tempo stesso originale metafora filosofica di vita, l’autore ci interroga sul senso profondo della vita, ricordandoci i ritmi e le leggi naturali della stessa, che troppo spesso dimentichiamo o diamo per scontato di conoscere e ricordare ma che così purtroppo non è.
La riflessione tocca in maniera non secondaria anche il nostro rapporto con la morte e la nostra graduale perdita di conoscenza e di accettazione del suo significato originario come momento naturale di passaggio.
Ci sono nelle righe di questo libro, una saggezza antica e una dimensione tradizionale di cui abbiamo perso la consapevolezza, ormai lontana dai nostri stili e ritmi di vita di cui sarebbe meglio riappropriarci, prima che il treno lanciato a folle velocità verso il mito del progresso (ma in realtà senza meta) su cui siamo volenti o nolenti saliti, deragli disastrosamente ed irreparabilmente. |