Lonigo, 26 febbraio 2009
La recente proposta, subito rettificata, o meglio 'fatta rettificare', azzardata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi su di un'ipotetica possibilità di nazionalizzazione di alcuni istituti di credito riaccende le polemiche su di una questione mai sopita. Strali dai difensori del libero
mercato, tuoni e fulmini contro chi osa mettere in discussione l'indipendenza della cupola bancaria! Nello specifico, una nazionalizzazione del sistema bancario potrebbe probabilmente garantire un maggior controllo da parte delle autorità pubbliche attraverso la creazione di istituti quali potrebbero essere il 'Comitato per il credito ed il risparmio' sotto stretta sorveglianza del
Ministero del Tesoro, ma non si risolverebbe certo alla fonte la piaga della grande usura, creatrice ed origine del debito pubblico. Finché gli istituti di emissione, ovvero le Banche Centrali rimangono organismi privati, non sarà possibile estirpare il problema alla radice. Nazionalizzare gli istituti di credito lasciando immutato l'assetto della Banca Centrale sarebbe come nazionalizzare gli acquedotti lasciando in mani private l'acquedotto centrale che fornisce l'acqua all'intera rete idrica. L'unica sola e concreta ricetta per uscire dalla crisi rimane che lo Stato, come ha già fatto in passato, per oltre un secolo, torni a battere moneta in nome e per conto dei cittadini.
Solamente in questo modo le risorse che oggi vengono fagocitate dall'apparato bancario, potranno essere destinate alle imprese ed alle famiglie.
Il resto è mancia...
Il portavoce |