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Comunicato
Lonigo, 23 maggio ’08

Dopo le dichiarazioni del Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, per l’impegno di questo Governo ad un ritorno all’energia nucleare, l’Associazione Culturale “Veneto Fronte Skinheads” dichiara la propria soddisfazione: finalmente dopo anni di “bigotto” disinteresse per il nucleare, che in seguito al referendum dopo la tragedia di Chernobyl comportò la chiusura di tutte le centrali sul suolo italiano, finalmente si torna ad interessarsi a questa fonte energetica.
La scelta di non avvalersi dell’energia nucleare, avrebbe potuto avere un senso se anche gli altri paesi europei l’avessero fatta, ma con le centrali nucleari francesi e slovene poste quasi al confine con il nostro paese, in caso di un incidente, ne risentiremmo in egual misura ai paesi che le posseggono; inoltre questa scelta comporta da anni la dipendenza energetica dell’Italia dalla Francia, dalla quale acquista l’energia elettrica a cifre ovviamente più costose della produzione stessa.
La tecnologia in questo ambito sta facendo dei notevoli passi in avanti, ma sarebbe fondamentale che il Governo s’interessasse al nucleare con l’intento di rilanciare l’immagine nazionale, portando l’Italia a diventare nuovamente competitiva, cosa che non accade da più di sessant’anni.
Riaprire le vecchie centrali nucleari chiuse con il referendum del 1986 non avrebbe senso, perché costruite secondo criteri ormai vetusti e superati: per riattivarle ci vorrebbero più o meno vent’anni, ai quali vanno sommati gli altrettanti anni di ritardo dovuto alla chiusura delle stesse, per cui ci troveremmo comunque ad avere un sistema energetico in notevole ritardo sugli altri paesi.
L’interessamento del Governo dovrebbe quindi finalizzarsi allo studio e sviluppo del cosiddetto “nucleare pulito”, ossia quello a fusione, che attualmente non è ancora utilizzabile: questo consentirebbe anche di risolvere un’altra triste piaga tutta italiana, la famosa “fuga dei cervelli” (che storicamente in Italia non sono mai mancati!), che costringe illustri scienziati e studiosi a chiedere asilo “politico” ad altri paesi per portare avanti i propri studi ed arginare così il boicottaggio made in Italy.

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