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L’affare dei bambini in affido.
Il tam-tam mediatico dei primi giorni si è già assopito dopo le importantissime ammissioni della cocainomane Belen Maria Rodriguez.
Perché poco importa se si sta rovinando una famiglia, o portando alla morte sul piano morale un genitore. L’importante è avere un siparietto in prima pagina, far parlare di sé.
Ed è così che un giudice a Trento, separa alla nascita una madre dal proprio bambino. Una madre in piena salute e senza dipendenze da droga o altro, lavoratrice ma con un reddito troppo basso per poter accudire un neonato. In ogni caso una donna che aveva rifiutato l’idea di abortire per questioni puramente economiche. E mentre questa ragazza si rivolge ai servizi sociali per chiedere un sostegno, questi hanno visto bene di toglierle quella che per una donna diventa l’unica ragione di vita, il proprio bambino.
Chissà però cosa penseranno quei genitori che giorno dopo giorno vivono l’angoscia di non poter incontrare i propri figli se non in luoghi protetti e spesso attorniati da incapaci psicologi e assistenti sociali che fanno del business la propria unica ragione di vita.
Mettendo da parte qualche piccolo scandalo all’italiana che viene scoperto qua e là (a Roma è accaduto che una associazione percepisse denaro su minori neppure mai visti!), ciò che sui giornali non trova spazio è che quello della tutela minorile è un affare da milioni di euro (si parla di 15.000€ al mese per bambino) perché non è solo un pasto caldo e 2 coccole che vengono garantiti al povero malcapitato. Dobbiamo chiederci chi li gestisce gli istituti, chi li fa costruire, chi commissiona tutti gli appalti del caso?
Se contiamo che sono circa 40.000 i bambini “sottratti” alle famiglie rinchiusi in istituti e sottoposti a colloqui continui con psicologi, assistenti sociali, e cosiddetti “educatori” forse riusciamo a farci un quadro della situazione…e del grosso business che vi si cela dietro!
Per esempio nella Regione Piemonte si certifica senza mezzi termini che più del 70% degli allontanamenti non avvengono per fatti gravi (abusi, maltrattamenti ecc.), ma per valutazioni soggettive.
Ma che cosa hanno fatto tutti questi bambini?
Molti purtroppo sono semplicemente vittime innocenti di un sistema economico che si regge esclusivamente sulla “rendita” mensile che ogni bambino produce per l’istituto a cui viene affidato.
I casi di allontanamento dei figli sono sempre più ricorrenti, in proporzione all’aumento di altre problematiche quali per esempio, una mamma che denuncia il marito o un compagno violento.
Ma non solo, ci sono allarmanti dati che parlano di sottrazione anche solo quando una mamma si rivolge ai servizi sociali per essere aiutata a crescere i bambini in strutture pubbliche durante le ore di lavoro.
Per non parlare di alcune madri che hanno problemi di salute oppure abitativi e/o economici e si rivolgono ai servizi sociali.
Un padre che rimane vedovo spesso è volentieri è spacciato.
In tutti questi casi i servizi sociali avrebbero il dovere di aiutare la famiglia, rivolgendosi al Sindaco territorialmente competente per cercare la soluzione più appropriata per risolvere il problema di una mamma o di una famiglia in difficoltà.
Invece, quando ci sono di mezzo dei bambini, la cosa più semplice è quella di relazionare al Tribunale per i Minorenni, togliere i bambini alla famiglia e di “buttarli” in un istituto.
La mamma e la famiglia restano abbandonati, senza i figli, nella disperazione più totale e privi di qualsiasi assistenza.
Lo schema operativo di questi servizi sociali è sempre lo stesso: invece di cercare dei parenti che si possano prendere cura dei bambini, in attesa che la famiglia risolva (da sola!!!) le proprie problematiche, i bambini diventano delle vere e proprie “fonti di guadagno” per tutto un giro di istituti sparsi sull’intero territorio nazionale.
I BAMBINI VENGONO RINCHIUSI NEGLI ISTITUTI PER ANNI, GLI INCONTRI CON LE FAMIGLIE VENGONO OSTACOLATI PER IMPEDIRE IL LORO RIENTRO IN FAMIGLIA E, SE I BAMBINI STANNO MALE, RENDONO ANCORA DI PIU’ PERCHE’ BISOGNOSI DI CURE MEDICHE, MAGGIORE ASSISTENZA “PROFESSIONALMENTE” PIU’ ELEVATA … QUINDI MAGGIORI COSTI !!!
I risultati sono devastanti: genitori distrutti da una parte, bambini disadattati e ridotti a larve umane dall’altra e poi ci sono gli adolescenti che scappano dagli istituti perché non sopportano un “regime” fatto di violenza, angherie e umiliazioni da parte di “educatori” senza umanità ne preparazione professionale adeguata.
Ecco cosa può accadere in Italia.
Una sera di aprile del 2005, un padre milanese sferra un pugno sul tavolo. Quel giorno la figlia maggiore ha marinato la scuola, e con quel pugno le stoviglie si sbriciolano a terra. Nella stanza accanto c’è un insegnante di sostegno che riferisce l’episodio ai servizi sociali. Quel padre non era un violento, aveva un aspetto poco rassicurante, massiccio e incombente. Ma la macchina della giustizia minorile è partita: un mese dopo i tre figli vengono rinchiusi in un centro.
La madre ha avuto tre infarti ed ha perso il lavoro, per 5 anni li hanno visti solo un’ora al mese e non potevano nemmeno toccarli!
Questi 3 ragazzi, a detta del padre, sono costati allo Stato 3 milioni di euro in 5 anni. Con tutti questi soldi avrebbero dovuto vivere da pascià, invece in comunità sgobbavano come muli e mangiavano solo cibo surgelato. Il tutto tra indifferenza, vere violenze e abusi sessuali.
E’ chiaro ormai come il denaro si sia insinuato anche in ciò che di più intimo, pulito e profondo un uomo ed una donna possano avere.
Un tempo si pensava che nonostante i problemi di ogni sorta, almeno la FAMIGLIA nessuno poteva toccarla.
ORA NON E’ PIU’ COSI’.
QUESTO BUSINESS VERGOGNOSO SULLA PELLE DI INNOCENTI DEVE FINIRE!
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